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mercoledì 30 dicembre 2009

riflessioni estemporanee su certi convenevoli







Cosa rispondete, e cosa vi aspettate vi si replichi, alla domanda : come state?
Rispondere secondo come vi sentite in quel momento, o date seguito alla convenzione sociale che vuole che si risponda, sempre: “Bene” ?
Se seguite questa convenzione, la seguite con tutti? O solo con i conoscenti superficiali, quelle presente umane quasi incidentali sul percorso della vostra vita che, triste a dirsi, che ci siano o meno non cambia nulla?
Ai vostri amici, ai vostri cari, cosa rispondete? Dite come davvero vi sentite? E loro, cosa vogliono sentire da voi? E voi cosa volete che vi rispondano? Non è forse, che se di qualcuno v’importa, vorreste che vi rispondesse in tutta sincerità? Certo, in maniera adeguata, senza cadere nel patetismo, ma non credete, forse, che come amico, figlio, genitore, fratello, sorella, amante … possa essere più interessante sapere come la persona si sente, piuttosto che rispondere e adeguarsi a un rito sociale?
I balletti convenzionali si potrebbero tenere per le persone che non ci interessano, cui non interessiamo, o che vogliono sentirsi migliori davanti a te … quando ad una persona ci si tiene, penso, si dovrebbe spezzare la ritualità a favore di un sincero interessamento.

giovedì 9 luglio 2009

temporale



Iniziamo con una piccola quotidianità.
Ieri su Trento si è scatenato, all’improvviso, l’ennesimo nubifragio. La frazione di un secondo e della città non si vedeva che un velo grigio che imperversava sopra i tetti, come se le nuvole, nerissime, volessero scaricare una lontana , antica e grande rabbia repressa nella frazione di pochi istanti e si è annunciato solo con un lampo e un tuono che ha squarciato il girono.
Poi, più nulla. È rimasto solo un cielo lindo, di un azzurro tenero e vivo, con poche pennellate di cirri bianchi e un’aria pulita che ti fa improvvisamente vedere il mondo come se fosse più vero e bello, perché le polveri grigie sono state lavate via.
I temporali hanno un loro fascino,ricordo che sin da bambina ne ero attirata, anche se i tuoni fanno tremare i vetri e talvolta sembrano entrare in te e suscitare qualche timore atavico; i temporali si fanno osservare e talvolta ti portano via col pensiero, ti fanno ricordare lontani episodi di bambina, o le volte in ci hai camminato sotto la pioggia o il girono in cui, quando non avevi nemmeno dieci anni ,hai voluto rintanarti con la tua cuginetta nella vecchia baracca della nonna, tra armadi in disuso ed oggetti di altre epoche, tra l’angolo casetta che le zie vi avevano costruito, vecchi abiti, ruote di carri e biciclette… ad ascoltare le grosse gocce del temporale di montagna suonare sul tetto di latta, mentre ve ne stavate nella penombra ad assaporare quell’atmosfera

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