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venerdì 31 luglio 2009

racconto del post, 3

purtroppo non ho molto tempo per il racconto... viene come viene, siate clementi
prossimamente darò un'occhiata ai due post precedenti: sospetto di aver fatto delle imprecisioni




3. “tuo padre è stato un folle” parole che mi fuggirono velenose, ma che subito una parte di me si pentii d’aver pronunciato e quasi contemporaneamente fui colpita da una constatazione che ancora oggi mi pare assurda: mio figlio sapeva una cosa che avrebbe dovuto ignorare.
“tu dici così solo perché sei una di loro, perché ti hanno convinta , ti hanno plagiata.” Ribatté e se ne andò con sua moglie. Da quella volta, lui, non lo rividi mai più . Sono, ero, il colonnello delle Milizie del Tempo e così mi giungevano notizie di Balatema, delle sue imprese, o forse dovrei dire dei suoi crimini, visto qual’era il mio ruolo, ma non riuscii più a vederlo.
Il Teamesto in persona mi ha chiamata più e più volte: sapeva infatti perfettamente chi lui fosse, poiché era uno dei migliori allievi ufficiali della sua più prestigiosa accademia militare. E lentamente, ai suoi occhi stavo perdendo il prestigio che mi ero duramente conquistata. Stare di fronte al Tempo provoca delle sensazioni che non sono mai riuscita a descrivere . So che Tuta è l’unico posto dove ha assunto una sembianti quasi antropomorfe, anche perché è l’unico posto dove non è domato dai cavalieri. Assomiglia ad un’ombra corporea: Guardarlo è come gettare i nostri occhi in un essere di nulla, dove non sai , non capisci se è sostanza troppo condensata o se è assenza di materia che ha preso forma; sembra quasi che gli occhi ti siano tolti e gettati via, in un pozzo senza fondo. Ho sempre odiato questa sensazione, ma prima della fuga di Balatema, il Tempo mi chiamava solo per complimentarsi con me, per le mie imprese e non avevo mai dovuto temerlo, neanche la volta in cui scoprì che una notte avevo perso la testa ed avevo amato il capo della Resistenza, neanche quando poi mi chiese la prova più difficile che avessi mai dovuto sopportare.
Eppure quella notte non la riesco a dimenticare, tra le sue braccia, osservando le stelle, la storia del corso naturale del tempo quasi sembrava giusta.
E ora Balatema, anche se non avrebbe dovuto sapere chi fosse suo padre, anche se era cresciuto nelle più rinomate accademie del Teamesto, anche se era destinato a essere generale, era fuggito per entrare nelle fila della Resistenza.
La Turold entrò nella baracca con un vassoio pieno di cibo. Dover essere grata a questo popolo mi fa ribollire il sangue. Sono immuni dallo scorrere del Tempo e non ubbidiscono al Teamestro. Non si possono nemmeno sterminare o rinchiudere o circoscrivere: devono essere dotati di poteri a noi sconosciuti. Si sono sempre isolati dal resto di Tuta, non si sono mai mescolati con la nostra storia, ma in qualche modo mio figlio si è conquistato il loro rispetto , la loro benevolenza e per la lealtà che hanno nei suoi, si sono presi cura di Lekanto dalla sua morte, fino al mio arrivo ed ora fanno lo stesso con me.
“Fluto” esordì la Turold “non dovresti continuare a rimuginare su quanto accaduto, non ti fa bene, avvelena il tuo animo. Non dovresti nemmeno cercare di nascondere ai tuoi occhi quello che il tuo cuore sente come giusto. Ma di questo parleremo dopo. Vi ho portato della frutta. So che preferiresti altri cibi, ma noi non uccidiamo. ”
“grazie, Salvanela” mi costrinsi a dire “quello che ci porti va benissimo, e d’altronde Lekanto non potrebbe per ora mangiare altro ”. Detto questo, mi chiusi in un ostinato silenzio. Non avevo alcuna intenzione di parlare oltre con lei, la prima Turold che aveva deciso di schierarsi, e schierarsi con Loro, portando poi con sé tutto il suo popolo ; la Turold che tentava di convincermi della giustezza della loro causa, parlandomi come se fossi ancora una demente e trattandomi con logorante accondiscendenza . Salvanela sorrise , depositò il vassoio e se ne uscì.
“Lekanto” supplicai esasperata “mangia”. La vecchierella non ne voleva sapere, piangeva, cercava la madre e di nuovo non mi riconosceva; non vedevo l’ora che uscisse dalla fase di demenza. In lontananza si sentivano i canti funebri delle donne della Resistenza che stavano seppellendo la moglie di mio figlio, accanto alla sua lapide e a quella di suo padre. Nessuno mi ha ancora voluto spiegare come e quando loro si sono conosciuti, però ricordo che quando era in licenza del servizio preparatorio all’ammissione attiva nelle milizie, mi faceva sempre domande sui ribelli, sul Teamestro, e su Knabos, il capo della resistenza, quello che lui non avrebbe dovuto mai sapere essere suo padre.
“Fluto” mi chiamò un voce sconosciuta. Mi voltai, mentre ancora tentavo invano di imboccare mia nipote, e lo vidi. Doveva essere il fratello minore di Knabos, aveva i suoi stessi occhi verdi, quelli di Balatema. Restò per un istante sull’uscio della porta, cosicché potessimo osservarci e studiarci a vicenda. Il temporale si era placato da poco, ma già le polveri viola dell’altipiano si stavano rialzando schermando la luce del pomeriggio e i miei occhi poterono così abituarsi presto al contrasto tra la luminosità dell’uscio aperto e la fresca penombra della Batisch. Non aveva solo i suoi occhi, ma anche la sua bocca, le sue mani … che anche il mio ragazzo aveva. Ora iniziavo a capire che non doveva essere stato difficile per Knabos, riconoscere nel giovane allievo ufficiale suo figlio: sapeva che ero rimasta incinta. Dopo quella notte, gli inseguimenti come colonnello non poterono fermarsi e spesso, per uno strano gioco del destino, ci trovavamo isolati dai reciproci schieramenti e parlavamo, come se fossimo altrove. Per anni, finché quella maledetta volta, la mia trappola fu troppo perfetta e lui preso. Gli occhi di suo fratello, così ugnali, mi fissavano però con ben altro sguardo, uno sguardo più gelido se possibile di quello che si avvertiva, pur non vedendolo, da parte del Tempo. “Fluto, ora per colpa del tuo Teamestro tuo figlio è morto, tua nuora è morta lasciando tua nipote orfana. Come tu ben sai, anche mio fratello, l’uomo che ti amava oltre ogni ragione e che tu ricambiavi è morto” quelle parole caddero nel silenzio assoluto dell’aria ed ,improvvisamente, fui consapevole di quello che prima solo sapevo. La voce del fratello di Knabos mi aveva fatto capire. Un nodo mi prese alla gola , mi spezzò il respiro e , per la prima volta dopo anni , piansi

martedì 21 luglio 2009

racconto del post, parte 2

ecco un altro paragrafo del racconto del post. buttato giù senza pensare troppo alla forma, alle parole ... alla forma.
un po' di clemenza per una stanca Cinzia .



Ma ora è meglio raccontare come mai mi sono dovuta nascondere in questa località sconosciuta in mezzo alle montagne. È tutta colpa di mio figlio. Quel giorno mi disse, “mamma, io sono entrato nella resistenza dei Cavalieri, poiché voglio domare il Tempo”. Fu un fulmine a ciel sereno, un incubo divenuto realtà. Il nostro mondo è sereno e tranquillo, ma le milizie del Tempo non perdonano chi vuole ricostringerlo in catene. Il Tempo è potente. “Sciocco” gli ho riposto, “non ti rendi conto di quello che rischi? Non solo la tua famiglia, non solo la tua salute, ma se importunate troppo il Teamestro Tempo, sapete cosa può succedere? Che diventi capriccioso, che inizi a scorrere per ogni essere in modo diverso, che balzi, ora avanti, ora indietro … renderesti impossibile alle persone l’incontrarsi … non ti rendi conto? È già successo, ma poi il Tempo è tornato sui suoi passi. Ascolta figliolo, chi ha già perso molti più anni di te! ”
“Mamma” mi fermò “ non capisci che questo, questa situazione non è gusta ? io e mia moglie abbiamo deciso che vogliamo per nostra figlia che sta per nascere, un mondo diverso, un mondo dove giocare da piccoli e dormire da vecchi e non dove le forze in te sono così scarse, da non permetterti di lanciare una palla, dove imparare a camminare mette a rischio la tua vita, perché potresti fratturarti le costole … voglio un mondo dove i figli siano bambini , i genitori adulti ed i nonni vecchi”
“ Balatema ! non posso permettere che tu, mio figlio, il figlio del colonnello più decorato tra le milizie del Teamestro , mio figlio , tu! Non posso permettere che tu diventi un delinquente, darti alla macchia, e disonorarmi! ”urlai, e lui con una voce fredda che non gli ho mai sentito “io non voglio, disonorare te, ma onorare mio padre “.

lunedì 13 luglio 2009

racconto parte 1



Ho provato ad abbozzare l’inizio del racconto … così ho anche recuperato un post 
Nulla di ché, l’ho scritto di getto, quindi sarà pieno di ripetizioni e di passaggi da migliorare. Siate, dunque, clementi


Ieri su...E' SUPERFLUO O FORSE PERICOLOSO SPECIFICARE IL LUOGO si è scatenato, all’improvviso, l’ennesimo nubifragio. La frazione di un secondo e della città non si vedeva che un velo grigio che imperversava sopra i tetti, come se le nuvole, nerissime, volessero scaricare una lontana, antica e grande rabbia repressa nella frazione di pochi istanti; il tutto si è annunciato solo con un lampo e un tuono che ha squarciato il giorno.
Poi, più nulla. È rimasto solo un cielo lindo, di un azzurro tenero e vivo, con poche pennellate di cirri bianchi e un’aria pulita che ti fa improvvisamente vedere il mondo come se fosse più vero e bello, perché le polveri VIOLA sono state lavate via.
I temporali hanno un loro fascino,ricordo che sin da QUAND'ERO VECCHIA ne FUI attirata, anche se i tuoni fanno tremare i vetri e talvolta sembrano entrare in te e suscitare qualche timore atavico; i temporali si fanno osservare e talvolta ti portano via col pensiero, ti fanno ricordare lontani episodi DELLA TUA VECCHIAIA, o le volte in ci hai camminato sotto la pioggia o il giorno in cui, quando non avevi nemmeno CENTODIECI anni, hai voluto rintanarti con la tua NIPOTINA nella CADENTE baracca della BATISCH, tra armadi in disuso e oggetti di altre epoche, tra l’angolo casetta che le TUROLD vi avevano costruito, abiti MEZZI STRACCIATI, ruote di carri e biciclette ad ascoltare le grosse gocce del temporale di montagna suonare sul tetto di latta, mentre ve ne stavate nella penombra ad assaporare quell’atmosfera.
Forse per uno straniero è difficile capire questo mio scritto, difatti la natura negli altri pianeti impone, innanzitutto, un diverso ciclo di vita: si nasce giovani e si muore vecchi. Questo , per me, per noi, sarebbe strano, molto strano. questa situazione paradossale da noi non si verifica più da oltre mille anni, da quando il Guardiano del Tempo di Tuta decise di ribellarsi al compito impostogli per nascita. Da quel momento il tempo ebbe modo di decidere da solo come scorrere e di ribellarsi all’ordine imposto dalle Grandi Forze. Le leggende narrano di vari tentativi, da parte di potenti Cavalieri Maghi, di Stregoni e anche di persone prive di potere di ristabilire l’ordine precedente, un tempo chiamato naturale, ma nessuno può domare il tempo di una zona dell’universo, se non il Guardiano nato per quel compito. Così, su Tuta, la nostra normalità è altra. C’è ancora qualcuno che desidererebbe tornare al vecchio scorrere, quel scorrere del tempo delle leggende, perché dicono che quello sia il modo normale di vivere, ma io credo che se esistesse un tempo normale, allora non ci sarebbe bisogno di alcun guardiano che lo controlli. Inoltre sapere esattamente quanti anni di vita ti sono concessi, ha non pochi vantaggi (se nascessimo infanti, non potremmo più avere questa conoscenza). Non è però il caso di riempire questo diario con farneticamenti di una giovincella … devo pensare alla mia nipotina, che ora ha solo 200 anni e non riesce a muoversi, devo tranquillizzarla e farle capire che i suoi genitori non torneranno più a casa. Mio figlio e la madre di Lekanto sono infatti morti nell’assurda ricerca del Guardiano del Tempo (il nuovo tentativo di chi vuole assolutamente un tempo diverso ), ma spiegare alla vecchietta questo, farle capire e farle ricordare tutto, non è cosa facile: vista l’età è ancora sotto l’influsso della demenza e non ne uscirà che tra una cinquantina di anni. Per fortuna, ringiovanendo, ora mi ritrovo ad essere una quarantenne con l’esperienza di 150 anni e riesco a gestire bene la mia nipotina.
Il lettore che troverà queste pagine si domanderà perché mi dilungo, perché scrivo , se sono solo i vaneggiamenti di una persona orami così prossima alla giovinezza che non torva di meglio che perdersi a riempire un quaderetto, ma queste pagine devono essere la testimonianza di qualcosa che solo qui può accadere, e poiché il popolo Batisch non ha imparato a scrivere, non ci sarò che io a lasciare una traccia, che spero possa giungere ai nostri discendenti.

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